Quando l’uomo ha paura della luce

Monza |

“Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio.
La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce”
Platone

Come afferma Platone nella frase sopracitata, la vera tragedia della vita è quando l’uomo ha paura della luce.

Generalmente, è nel buio  che accadono le cose peggiori. Nell’oscurità si rifugiano le nostre paure più grandi, la morte stessa. Ma cosa può succedere, quando anche nella luce inizia ad abitare la paura?

Marzo 2020, l’Italia si ritrova ad affrontare una grave emergenza; una pandemia in piena regola.

Covid-19, comunemente chiamato Coronavirus, è il nome del “mostro” da sconfiggere che sta cambiando le nostre vite.  Siamo ostaggio di questo virus che ci ha privati della nostra quotidianità, di ogni tipo di libertà.

Il paese intero si è fermato di fronte a questo “mostro”.  A causa delle sue semplici modalità di contagio, che avviene per vie aeree, la popolazione è stata sottoposta a rigide restrizioni. I cittadini non possono lasciare le proprie abitazioni se non per motivi di prima necessità, come acquisto di farmaci e generi alimentari, obbligatoriamente muniti di guanti e mascherine per proteggersi e proteggere. Tutto il resto si è fermato, tutte le attività che non trattano i beni sopracitati sono state chiuse.  Dalle finestre delle nostre case possiamo sentire e vedere solo il silenzio di una città ormai deserta, spaventata. Sembra lo scenario di un film horror. 

Ci ritroviamo a fare i conti ogni giorno con la paura; paura di infettarci e di infettare anche le nostre famiglie. Le nostre televisioni ci raccontano una strage in piena e continua crescita.

Sicuramente non ci ritroviamo in una situazione facile, la mancanza dei nostri affetti e delle nostre abitudini quotidiane, si fa sentire sempre di più e diventa sempre più difficile e stressante.

Purtroppo, però, non a tutti è ben chiara la gravità di questa situazione.  Siamo spettatori giornalieri di persone che violano la quarantena per uscire a correre o per passeggiare nei supermercati con la scusa di dover acquistare qualcosa. Mi chiedo soltanto, di fronte ad una grave emergenza nazionale, una volta morti, cosa ve ne fate di un corpo perfetto?  E’ davvero così difficile stare a casa e dedicare questo tempo alla famiglia, a riscoprire noi stessi o passioni diverse?  

Il nostro sistema sanitario è al collasso, medici ed infermieri lavorano senza sosta per cercare di salvare più vite possibili, sono distrutti. Distrutti fisicamente e mentalmente.

In questi giorni difficili, il mio pensiero va continuamente a tutte queste persone che stanno lavorando per noi, sacrificandosi e mettendo a rischio la loro salute e quella delle loro famiglie. Perchè sì, anche i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine e il personale dei supermercati  hanno delle famiglie che li aspettano a casa. L’unico sforzo che ci viene richiesto è semplicemente restare nelle nostre abitazioni, con le nostre famiglie, e penso che sia il minimo di fronte a tutto quello che stanno affrontando le categorie che combattono ogni giorno questo virus in prima linea.  

Sono grata e mi ritengo molto fortunata perché, nonostante tutto, la mia famiglia e le persone a cui tengo stanno tutte bene e anche se non siamo tutti vicini, mi basta sapere questo.

Ma non posso ignorare tutto il dolore causato, dolore di tutte quelle famiglie spezzate da questo virus maledetto. Famiglie che da un giorno all’altro, inaspettatamente, si sono ritrovate a dover lasciare i propri cari senza potersi regalare un ultimo saluto, un ultimo bacio.  La vita è breve e incerta e mai come ora, penso che vada sfruttata e vissuta al massimo, sempre, con ogni sua gioia e ogni suo dolore.

Covid-19, si pensa che questo sia la cosa peggiore attualmente presente, ma la realtà è che il peggio lo rappresentiamo noi esseri umani, incapaci di rispettarci e di rispettare uno dei doni più preziosi: la vita.

Perché oggi è facile abituarsi all’infelicità, perché la felicità è come un palloncino, quando vola ci passa davanti, si lascia guardare, ma è sempre difficile afferrare il filo del nostro palloncino e lasciarsi trasportare.

Il tempo è un’arma preziosa a doppio taglio; mai come in questo periodo lo è stato.

Per questo, una volta finito tutto, non restate a guardare il vostro palloncino volare via, afferrate con sicurezza il filo e siate tremendamente felici!

Stefania Lautieri, III Istituto turistico serale “Mosè Bianchi” di Monza

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2 pensieri riguardo “Quando l’uomo ha paura della luce

  1. Buongiorno! La ringrazio per il suo commento e per le bellissime parole che ha usato.
    Mi fa davvero molto piacere che il mio tema le sia piaciuto.
    Un saluto,
    Stefania.

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