Scrivere come ancora di salvezza

Nettuno (Roma) |

In questo tempo di prova sia fisica che morale, mi ritrovo catapultato in una realtà che fino a poco tempo fa pensavo fosse lontana dai miei giorni. Più passano i giorni più sento che questa situazione influisce molto sulla mia persona, percepisco il grande desiderio di uscire di casa, andarmene, non so dove, basta che sia lontano in modo da dover impiegare più tempo nel tornare. Fare una passeggiata, correre tra la natura, non so, in realtà non c’è una cosa specifica che vorrei fare se non viaggiare per qualche ora. Ma non posso, o almeno non con il corpo, perciò mi limito a farlo con la mente usando l’immaginazione e soprattutto scrivendo; mi sento stupito di quanto potente sia scrivere qualche riga. Se devo essere sincero la considero un’ancora di salvezza per non cadere in depressione, anche solo parlare tra le righe di un foglio di ciò che vorrei fare o del mondo fuori la mia camera non genera dentro di me un senso di nostalgia, anzi mi fa credere di essere lì, ovunque io voglia, e senza accorgermene viene la sera e ho trascorso la giornata senza annoiarmi o deprimermi. Come se non bastasse devo ringraziare lo scrivere, anche perché ha affinato i miei sensi portandomi a fare riflessioni, per esempio ho detto come mi ha aiutato a non pensare a questa situazione ma, contemporaneamente, mi ha aiutato anche a concepire un mio pensiero sulla quarantena. Ascolto molte persone che affermano di non farcela più, che vogliono uscire, che desiderano respirare la libertà davanti al mare o con i propri compagni, sì, è un pensiero comune, come loro lo desidero anche io, ma come noi lo desidera anche chi ha il compito di controllare che nessuno violi la quarantena, ma lo fa lo stesso perché è il suo dovere, come è quello dei medici che rischiano la vita per salvare gli altri, sì, ma anche per poterci permettere di fare una passeggiata come un tempo, è il loro dovere come è il nostro quello di rimanere in casa, resistere a quel desiderio che alla fine è solamente un desiderio superficiale, perché una volta usciti violando la quarantena e aver raggiunto quell’attimo di libertà, dopo breve tempo la nostra felicità svanirà perché quella è una felicità effimera. Ci sono quelli che pensano che se escono di sicuro gli altri non verranno contagiati a causa loro, forse è così, ma è comunque un rischio, si rischia di mandare in terapia intensiva una persona, lotterebbe tra la vita e la morte e la si avrebbe sulla coscienza senza neanche saperlo, per non correre questo rischio io rimango a casa. Preferisco aspettare e provare una felicità vera, preferisco provare ora quell’infelicità che so bene essere falsa, perché io come gli altri, in contrasto di emozioni, non sapendo se sono infelice perché non sono libero oppure se non sono libero proprio perché sono infelice, decido di dare un senso alla passeggiata che farò, sarà un grazie rivolto a tutti i medici che stanno salvando il mondo e a Dio che dà loro la forza di farlo. Per questo uscire adesso per me è insensato, per questo decido di rimanere nella mia camera con la penna in mano e un foglio senza fine, e scrivo, scrivo di questo, di quello, di me, di cosa faranno gli altri, non lo so, so solo che scriverò perché è la mia ancora di salvezza.

Fiorenzo Letizia, IV B Liceo Scientifico “Innocenzo XII” di Anzio

3 pensieri riguardo “Scrivere come ancora di salvezza

  1. Ho ribloggato questo post sul mio blog; ho affermato spesso che possiamo imparare molto dai nostri ragazzi, e questo post lo dimostra. Sono riflessioni talmente mature e rispettose della realtà difficile che tutti viviamo che non si può che sottoscriverle.

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