Márquez e il Covid-19

Casoria (Napoli) |

Ad oggi, mi viene in mente una parte del libro “Cent’anni di solitudine” di Márquez, il quale descrive una situazione simile alla nostra come un veggente, solo che nella parte in questione non si parla del cosiddetto Covid-19, ma del morbo dell’insonnia, una di quelle “malattie” epidemiche che hanno afflitto per un periodo la città immaginaria del libro: Macondo.

Gli abitanti di questa città, prima villaggio, hanno “adottato misure per impedire che il flagello si propagasse agli altri paesi”. Quello che mi riconduce alla situazione odierna è anche il modo in cui è iniziata la stessa… per esempio, nel libro, gli abitanti non sentirono subito il bisogno di preoccuparsi, anzi, si lasciarono contrarre l’omonimo morbo, pensando che fosse di aiuto al villaggio per la sua espansione, dato che a quel tempo c’era da fare molta manodopera. Il problema è che lavorando mattina e sera, senza pausa, si ritrovarono “alle tre di mattino con le braccia incrociate”.

Ed è vero, perché, riferendomi ad oggi, all’inizio di questa quarantena, tutti hanno pensato di concludere cose iniziate e mai finite, per esempio la lettura di un libro lasciato ad impolverirsi, oppure cercando di non perdere il ritmo con cui si viveva prima, quindi, allenandosi ogni giorno. Insomma, in qualche modo, all’inizio si cercavano mezzi di distrazione che non fossero solo il cellulare o qualsiasi aggeggio elettronico, unica fonte di evasione dal caos quotidiano prima della quarantena, ma qualsiasi oggetto, o qualsiasi attività.

Continuando, invece, a vivere in casa 24h, sembra che tutti abbiano trovato un proprio ritmo, anche se difficilmente. Ecco, a Macondo successe lo stesso, infatti, citando il libro: “Fu così efficace la quarantena, che giunse il giorno in cui lo stato di emergenza venne considerato naturale, e si organizzò la vita in tal modo che il lavoro riprese il suo ritmo e nessuno si preoccupò più dell’inutile consuetudine di dormire”. Ovviamente, chi conosce il libro sa che non fu così semplice per gli abitanti di Macondo contenere questo morbo, dato che uno degli effetti di questa epidemia, era la perdita di memoria e, diciamolo chiaramente, se non c’è memoria, la vita è alquanto complessa. Si parte da una dimenticanza qualunque per giungere al totale oblio, come se fossimo nati di nuovo, ma invece di imparare a ricordare, ci fossimo dimenticati di rammentare.

Mentre nel libro arriva un personaggio che salva Macondo, oggi dovremmo sperare in un vaccino per fermare il Covid. Una volta usciti dalle nostre tane, per chi ce l’ha, ritorneremo alla nostra solita routine.

Piano piano, munito di mascherina e guanti, l’uomo ritornerà a far fuggire tutto quello che ha creato Madre Natura, con i suoi capelli che ridiventati castani, ritorneranno bianchi per la fobia dell’uomo.

L’umano ritornerà a provare empatia solo per i suoi simili, mentre la Terra, dopo un lungo riposo nostalgico, ritornerà a respirare con la maschera di Venturi.

Silvia Ferrara, 4H Istituto “Andrea Torrente” di Casoria (Napoli)

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Un pensiero riguardo “Márquez e il Covid-19

  1. Molto interessante e ragionato il parallelismo individuato in questo post tra letteratura e realtà.
    Ho letto il libro Cent’anni di solitudine molto tempo fa, ma io non ci avevo pensato e non me ne ero ricordata.
    L’ho spesso detto e qui trovo conferma che si impara anche dai nostri ragazzi.
    🙂

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