Sto impazzendo

Anzio (Roma) |

Caro diario, questo è il quarantasettesimo giorno di quarantena, siamo bloccati ognuno nelle proprie case, non possiamo uscire neanche per fare una passeggiata, per prendere una boccata d’aria. Tutte le città sono bloccate, c’è una crisi psicologica che ormai ha invaso l’intero globo, penso che ognuno di noi nel proprio suo sta impazzendo nello stare a casa, ma soprattutto i ragazzi e le ragazze come me, non abituati a stare tutto il giorno, tutti i giorni, chiusi dentro casa e costretti a non vedere i propri amici per evitare il contagio.

Io sto impazzendo: ogni giorno devo trovare qualcosa da fare, un giorno sistemare la mia camera, un giorno studiare le materie che non ho studiato prima (anche se così mi annoio ancora di più), un giorno sistemare insieme ai miei genitori il giardino, un giorno fare una maratona di serie tv fino a finirle tutte.

Io sinceramente non riesco a stare tutto questo tempo a casa senza fare niente, caro diario, anche se cerco di fare qualcosa di utile e concreto più di tanto non ci riesco, perché mi annoio, ma non tanto per le cose che faccio, è il pensiero di non potere uscire che mi fa deprimere e non mi fa continuare a voler fare le cose che faccio. Io credo che sia giusto restare a casa così da ridurre i contagi, anche se è molto difficile, allo stesso tempo comunque ho e abbiamo bisogno di andare a scuola, anche se durante l’anno ci sembra straziante e noioso. In realtà ci manca molto andare tutti i giorni a scuola, vedere i propri amici, stare sei ore seduti a sentire le lezioni, anche se noiose, con il proprio compagno di banco ecc.

Una cosa che penso è che comunque ai nostri nonni e bisnonni hanno chiesto di andare in guerra, mentre a noi hanno chiesto solo di stare a casa sul divano; anche se sembra una tragedia ce la possiamo fare. Con questo io ti saluto e ci risentiremo molto presto. Un saluto e un abbraccio da lontano per il contagio (ahahahah). Bye bye, caro diario.

Melissa Gargana, II E Liceo Scientifico Innocenzo XII di Anzio (Roma)

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3 pensieri riguardo “Sto impazzendo

  1. Oggi qualcuno (non ricordo il nome, c’è una tale inflazione di esperti in tv che è difficile memorizzarli) che il lessico con cui si parla della pandemia è farcito di parole derivate dalle armi o dalla guerra.
    In verità non se ne è esentato nemmeno il nostro Presidente del Consiglio quando ha paragonato la efficacia dei provvedimenti economici per contrastare i problemi del nostro paese a una “potenza di fuoco”.
    Ma abbiamo sentito parlare di “nemico invisibile”, di “battaglia contro il virus” di “vincere la battaglia, ma ancora non la guerra”, di “eroi negli ospedali” e, all’esordio dei contagi, di “escalation”. Quest’ultimo temine era famigliare a chi, come me, faceva l’Università ai tempi della guerra del Vietnam e il generale Usa William Childs Westmoreland programmava continuamente interventi sempre più intensi contro i ribelli Vietcong: bombardamenti, invio di ulteriori truppe, incendi di foreste e di villaggi con persone usando il napalm.
    La premessa di questo commento era necessaria per dirti, cara Melissa, che è ben comprensibile la chiusa del tuo scritto, comprensibile e niente affatto eccessiva.
    Eh sì la guerra, potrebbero dirti molti, è un’altra cosa, e lo è; ma non è forse vero che il sacrificio che chiedono oggi è comunque una limitazione vorrei dire, senza eccessive garanzie di successo?
    Non è forse vero che i giovani hanno capito prima di tutti che la dolcezza dello slogan “Andrà tutto bene” che ha invaso con sussurri le nostre case e con bandiere i balconi, era una dolcezza necessaria e consolatoria, ma sulla quale stiamo giocando tutti insieme una scommessa?
    E’ pesante la lontananza dal vostro mondo sociale consueto fatto di scuola e non scuola, di gioie e dolori, di guerra e pace 😉 vorrei dire pesa come la deportazione in un altrove nel quale siete davvero bravi a vivere mantenendo il vostro sorriso, la vostra ironia.
    Mentre scrivo, e mi sembra di scrivere a Melissa, ma non solo a lei, ascolto la radio che mi fa compagnia: sento un giovanissimo Vasco Rossi che sbeffeggia la realtà dicendo che vuole una vita spericolata, in fondo il rullo della batteria (che non è un tamburo di guerra meno male) lampeggia di roxy bar e di vita spericolata. Ai ragazzi si addice più la protesta e la dinamica della sfida quotidiana che il divano con tv soporifera. E non è quel lessico guerreggiante di cui si diceva prima che riuscirà a farci sentire, a farvi sentire eroi. E però: domani è il 25 Aprile, che fu preceduto da un lungo terribile inverno. Ecco se dobbiamo propri sentirci, se proprio vi si costringe all’invernata tra giardino, cameretta e tv cercate di uscirne pensosi sempre, addomesticati mai.
    Ciao Melissa. Un merlo fischia sui rami e se ne infischia: sarà un segnale?

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  2. Ho saltato una parola nella penultima frase, la riscrivo completa:
    Ecco se dobbiamo *proprio sentirci pazienti e passivi*, se proprio vi si costringe all’invernata tra giardino, cameretta e tv cercate di uscirne pensosi sempre, addomesticati mai.

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  3. Cara Melissa, come non essere d’accordo con quello che hai scritto! La follia, quello strano impulso, in questi giorni sta coabitando con noi. Sentiamo la sua presenza, la sua ossessiva intrusione. Non sediamola, ascoltiamola e cerchiamo di ri-trovare quella necessaria stabilità. Qulcuno diceva, in fondo, che “è tutto un equilibrio sopra la follia”…

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