Paura e Coraggio

Merano (Bolzano) |

Sento nostalgia, mi manca tutto ciò che potevo avere modo di vivere nella mia semplice libertà.

Mi manca poter guardare negli occhi le persone, condividere sorrisi e poter vedere il mondo andare avanti, rimpiango il poter camminare coi capelli accarezzati dal vento ed il canto delle vicissitudini umane. Mi mancano le sofferenze quotidiane, le difficoltà che dovevo affrontare, mi manca il dinamismo ed il continuo muoversi delle persone e della società. Questo silenzio, questo vuoto avvolge il mio animo e lo stringe con violenza, il silenzio è assordante, mi impedisce di pensare, di essere, di vivere.

Il mondo pare essersi fermato, gli uomini smettono di vivere le loro vite fatte di ripetute azioni meccaniche si svuotano della consuetudine che permetteva al mondo moderno di continuare il suo cammino inesorabile. Solo alcuni continuano a vivere le loro vite, i medici, gli infermieri, i cassieri e tutti coloro che quotidianamente vengono esposti ad un pericolo invisibile. Ci hanno detto di non preoccuparci, hanno anteposto le ragioni economiche alla salute dei singoli individui e della comunità, hanno ritrattato, hanno cambiato opinione, chi per sciacallaggio, chi invece perché incerto e spaventato dinanzi ad una situazione nuova e sconcertante che mette a nudo il mondo contemporaneo, i suoi vizi e la solitudine che lo contraddistingue.

In questa quarantena vedo un mondo grigio, solitario, ancora più di quello di prima, vedo accentuarsi le esigenze egoistiche degli individui e il menefreghismo della società.

Individui frustrati se la prendono con la gente che passa per strada, politici e showman danno spettacolo attaccando cittadini egoisti tanto quanto loro dopo aver ignorato per anni corruzione, disagi sociali ed il vuoto che contraddistingue l’amministrazione della cosa pubblica. Medici ed infermieri vengono mandati in trincea senza dispositivi di sicurezza, uomini e donne si sacrificano per il bene degli altri mentre altri speculano sulle loro vite. L’Egoismo si è reso ancora più palese di quanto non fosse prima, poco importa di discorsi ben infiocchettati davanti alla nazione da parte di presidenti, di rappresentanti di organismi vetusti ed inefficienti che non riescono a guardare a fondo nei problemi reali e più profondi delle persone, della società, dell’umanità.

Non mi interessa la spiritualità preconfezionata e spicciola che trova nella preghiera e nel continuo chiedere favori la soluzione ai problemi umani. La sofferenza è qui davanti a noi, la si può toccare, lo si è sempre potuto fare, ma solo adesso la gente inizia a vederla, nuda, cruda, bestiale e violenta, cieca e silenziosa, spietata e rumorosa. I contrasti, i simboli si mescolano tra loro in questo caos che sempre più si rende visibile agli occhi degli uomini. L’umanità però chiude gli occhi, decide di non vedere, si aliena dalla realtà, fugge nel divertissement, l’umanità desidera tornare al giogo di catene a cui era abituata, desidera tornare alla competizione, alla continua ed estenuante sopraffazione, alle vittorie, alle sconfitte, alle guerre ed al continuo ambire ad un progresso che non esiste.

Questa nuova realtà mi spaventa perché di nuovo non ha nulla, è il continuo reinventarsi del mondo, è il rinnovarsi del dolore e del tedium vitae, ho paura che questo non sia altro che un passo avanti verso la sterilità dell’umanità.

Scrivo tutto ciò con il cuore in fiamme, con la paura che i miei genitori possano star male, con la paura che nel loro lavorare per gli altri vengano uccisi dalla macchina divoratrice, ho paura di questa incertezza morbosa, ho paura che la morte non basti a far capire alle persone il significato dell’amore e della vita.

Sono arrabbiato con la politica, sono arrabbiato con le persone, sono vicino a tutti coloro che soffrono come me in una situazione che strania gli individui dalle loro sicurezze, dalle loro certezze, dalla stabilità apparente che dava un senso a tutto ciò per cui lavoravano.

Dedico queste parole scritte di getto a chi in questi giorni difficili lotta con passione e coraggio per salvare una comunità composta in prevalenza da persone disinteressate, egoiste, codarde, dedico queste parole, questo fiume di pensieri, a chi sa vedere nel buio la luce, a chi sa vedere negli occhi della moltitudine lo sguardo della vita ed i raggi del sole.

Federico Rubino, 5F del Liceo delle Scienze Umane “Assunta Pieralli di Perugia

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