Ormai è passato quasi un mese…

Brugherio (Monza e Brianza) |

Venerdì 20 marzo – ore 22:29

Ormai è passato quasi un mese da quando hanno trasmesso ai telegiornali la chiusura delle scuole, anche se sembra passato molto più tempo.

È incredibile come una cosa che, fino a poche settimane fa, consideravamo così innocua ci abbia portato a rinchiuderci nelle nostre stesse case per rimanere al sicuro.

Inizialmente le notizie riguardo il Covid 19 erano poche e poco chiare, si sapeva che si era diffuso in Cina ed era stato trasmesso all’uomo da un animale malato; all’epoca le persone se ne fregavano, si limitavano a fare battutine squallide e a essere ancora più razzisti verso i cinesi.

Ma, ora che il problema riguarda anche noi, il nostro modo di pensare è totalmente cambiato.

Ho sentito tanti, troppi pareri; di tutto ciò che ho udito, l’unica cosa che ho ben chiara è che la gente è davvero stupida. È vero, il mondo è diviso in tanti paesi, ognuno con una diversa cultura, ma alla fine la Terra è una sola, solo una, e quando si verificano situazioni del genere dovremmo essere tutti uniti e pronti ad aiutare.

Odio questa nostra mentalità, tipica delle persone menefreghiste ed egoiste: siccome il Coronavirus è diffuso in Cina, a noi non interessa, giusto?

Siccome i cinesi sono un popolo già oggetto di razzismo, trattiamoli ancora di più come delle merde, giusto?

Perché noi siamo quelli immuni, noi siamo quelli forti, e cose del genere nemmeno ci sfiorano, giusto?

Andiamo, ma chi vogliamo prendere in giro.

Alla fine la malattia è giunta anche da noi: a che cosa è servito comportarci in quel modo?

Per un periodo siamo diventati noi quelli oggetto di razzismo, ma, mano a mano che il Coronavirus si diffondeva anche negli altri paesi, quelli ancora non colpiti continuavano a fare finta di nulla. Insomma, io posso capire che, fino a quando è stato colpito un solo luogo, ti puoi permettere di credere che non possa giungere fino a te, anche se è sbagliato lo stesso vederla in questo modo; ma quando i paesi colpiti diventano già due, tre… un paio di domande te le poni, no?

Sono stanca, da settimane e settimane l’unico argomento di discussione è questo virus, ci si sveglia la mattina e la prima cosa che si viene a sapere è il numero dei decessi, dei contagiati e dei guariti, e se per pochi istanti ci si può permettere di gioire, in quanto i guariti sono più dei morti, due secondi dopo si capovolge il tutto.

Ricordo ancora la domenica del 23 febbraio: ero a letto, il giorno dopo avrei dovuto cominciare lo stage, ma è arrivata notizia che tutte le scuole lombarde sarebbero rimaste chiuse una settimana; poi ovviamente le date si sono prolungate, sennò non starei qui, ora, a scrivere questo; sul momento non sapevo come reagire, se non facendomi prendere dal panico.

Anche se non immediatamente, dei provvedimenti sono stati presi, solo che nessuno li ha rispettati.

È orribile come, da quando passavo il mio tempo programmando l’estate, ora lo stia facendo sperando che tutto questo finisca; sembra di vivere in uno di quei film apocalittici che sono solita vedere e di osservare il mondo esterno da dietro una campana di vetro. Il problema è che, ora come ora, non esiste alcun mondo esterno: la singola cosa che continua ad andare avanti è il tempo, la primavera ormai è giunta, le giornate calde sono alle porte.

Mi manca la scuola, mi mancano i miei compagni, anche quelli con cui tendo a litigare; mi mancano le passeggiate fatte al ritorno, il cinema, la gelateria, i parchi, la libertà di poter uscire di casa.

Siamo arrivati a rimpiangere la vita che tanto odiavamo: dopotutto non era così male, se ci pensiamo ora.

Continuo a credere che il vero pericolo non sia il virus, ma l’ignoranza.

Probabilmente due frasi scritte da una ragazzina non interessano a nessuno, ma a volte mi sembra di essere consapevole di quello che succede più di molte altre persone che dovrebbero esserlo, perché certi atteggiamenti e comportamenti non li capisco proprio.

Non mi interessa che questa situazione mi faccia saltare i programmi per l’estate che tanto aspettavo, desidero solo che si concluda, che la gente capisca l’importanza di seguire le norme, che non ci siamo più contagiati; voglio riprendere a vedere i miei compagni, i miei amici i miei parenti, voglio tornare alla normalità, una normalità che sembra così lontana.

Cristina Ghiurutan, ISIS Leonardo da Vinci, Cologno Monzese (Milano)

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