Ennesima giornata chiusa dentro casa

Nettuno (Roma) |

GIORNO DI QUARANTENA N° 14

Ennesima giornata chiusa dentro casa, passata esattamente come tutte le altre, a dormire, leggere, studiare e cucinare, confortata dalle frequenti videochiamate con i miei amici che mi mancano ogni ora di più.

Fino a due settimane fa non mi ero mai resa conto di quanto fosse rassicurante avere una quotidianità, mi annoiava fare sempre esattamente le stesse cose settimana dopo settimana ed aspettavo con ansia l’arrivo dell’estate per avere l’illusione di mettere in pausa quella routine che disprezzavo tanto. Anche se in realtà, riflettendoci, non ho mai cambiato stabilimento balneare in 17 anni, ho gli stessi amici da una vita e vado a cena sempre negli stessi posti perché inconsapevolmente mi piace sapere cosa mi aspetta e non avere sorprese. Per mia ‘’sfortuna’’ però non sono una ragazza a cui piace stare a casa e passare le ore su Netflix o sui videogiochi; preferisco uscire, fare passeggiate al mare e parlare con i miei coetanei quindi spero che questa brutta parentesi della nostra vita passi il prima possibile.

Di colpo è come se il mondo intero fosse stato messo in pausa a causa di una forza maggiore microscopica e invisibile, che terrorizza l’umanità, creando una situazione di panico collettivo. Casualmente proprio in questo periodo il programma di storia ci proponeva lo studio dell’epidemia di peste del 1348, il testo sottolineava proprio il concetto di panico, che forse anche oggi  a distanza di secoli sta creando più problemi dell’epidemia stessa in quanto l’uomo con il suo naturale istinto di sopravvivenza tende a fare cose irrazionali pur di proteggere la propria vita e quella dei propri cari. Allo stesso tempo però è proprio in questi momenti di difficoltà che emerge lo spirito di collettività e l’amore che contraddistingue nel nostro specifico caso il popolo italiano che, facendo cose apparentemente inutili come rimandare in tv la finale dei mondiali del 2006, ci ricorda che non siamo soli e non lo saremo mai perché tutti insieme, anche se lontani, stiamo affrontando questa situazione difficile e solo rimanendo uniti ne usciremo.

Siamo tagliati fuori da qualsiasi tipo di contatto fisico e dalla sensazione impagabile del calore umano che abbiamo sempre dato per scontato, non sappiamo quando potremo tornare ad abbracciare i nostri amici e i nostri cari, nel frattempo quindi cerchiamo altri modi per far arrivare a loro le nostre sensazioni rendendoci conto che uno schermo non riuscirà mai ad eguagliare l’amore e l’affetto che riusciamo ad esprimere invece con un semplice sguardo, con un sorriso o stringendoci la mano. È una situazione completamente nuova per la nostra generazione, quasi surreale e, inaspettatamente, ci manca anche la scuola. Tra compiti in classe, litigi con i professori, ritardi ingiustificati, e compagni di classe iperattivi infatti avevamo inconsapevolmente trovato una casa e uno spazio tutto nostro che la didattica a distanza non riuscirà mai ad eguagliare. Mi sono resa conto solo ora di quanto il fare una battuta con il proprio compagno di banco durante una lezione che ci risulta noiosa aiutasse a renderla più divertente e a farla passare più rapidamente. Non pensavo che l’avrei mai detto ma non vedo l’ora di tornare tra quei banchi, soprattutto perché ciò significa anche tornare alla normalità: una normalità che dopo questa esperienza non sarà più la stessa perché dopo settimane chiusi dentro casa, siamo tutti più consapevoli della nostra vulnerabilità e sono certa che non daremo più nulla per scontato, iniziando ad apprezzare le piccole cose belle che ci succedono.

Michela Masullo, III CS Liceo Scientifico Innocenzo XII di Anzio (Roma)

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